La storia

Nel 1462, in seguito alle lotte tra guelfi e ghibellini, si trasferì a Stellanello messer Francesco Divizia, facoltoso signore di Perugia, che acquistò molti terreni e si dedicò alla coltivazione delle olive…
Comincia da lontano la nostra storia e da allora, in un continuo alternarsi di raccolti più o meno fortunati, e di carestie, siamo arrivati ad oggi. Certamente l’esperienza della famiglia Divizia, tramandata di generazione in generazione, è grande, come grande è l’attaccamento alla Liguria, alle colline di Stellanello e ai suoi ulivi. Ritornando col pensiero indietro nel tempo, affiora il ricordo del vecchio frantoio del nonno ”Chichin”, e di quello più moderno di mio padre e dei suoi fratelli, dove ho trascorso gran parte della mia infanzia…

Grazie all’impegno dei miei zii negli ultimi anni la tradizione di famiglia si è arricchita con nuove ricette e nuovi prodotti come il vero pesto ligure e gli squisiti paté di ortaggi.

Il recente successo della linea di prodotti “La bella Angiolina” ci ha spinto ad aprire una nuova sede operativa nella piana di Albenga, mentre la produzione viene sempre svolta nel laboratorio di Stellanello, guidato da mio cugino Francesco.

Tradizione, esperienza, passione... questi sono gli ingredienti principali del nostro lavoro. L’apprezzamento e la stima dei nostri clienti... il premio più gradito!

IOSE DIVIZIA

 

Tratto da ‘Questa nostra Andora’ di Alma Anfosso Ed. del Delfino Moro Albenga

“öiu d’urìva, pistu secàe au su in sce virse e tante àutre cóse….”

Lungo Via Doria, al n. 45, si apre un negozio del tutto speciale, non soltanto per la qualità e la bontà dei prodotti commerciati, ma per la ricchissima, mirata, evidentemente appassionata raccolta di antiche attrezzature inerenti il lavoro, tappezzanti le pareti e appoggiate su ripiani e panchetti anch’essi antichi. Si presenta all’esterno con un olivo autentico, piantato in un’autentica vecchia botte. Entravi una prima volta, di colpo mi sentii avvolta in un particolare aroma denso e delicato, composto, nel quale predominava l’odore delle olive in salamoia,che riempivano – e riempiono -, nere, verdi, due grandi botti al centro.

“Per il commercio bisogna nascerci. Noi sono cinquecent’anno che facciamo questo mestiere”, stava dicendo calmo calmo il proprietario dietro il banco di vendita, a due presumibili turisti.

Drizzai le orecchie:

“Ormai la gente non ha più buon senso, lavora per i soldi e basta”.

Quell’insieme mi interessava, quanto mi interessava!... Mi trattenni a lungo nel negozio, quietamente, osservando ad una ad una le cose antiche che inducono tanti ricordi e tante considerazioni, respirando con benessere l’atmosfera, mentre i clienti andavano e venivano ininterrottamente.

Finalmente, un istante nel quale nel negozio non c’è nessun acquirente. Mi avvicino al banco, mi presento, esprimo la mia ammirazione e chiedo che cosa significasse quel “noi sono cinquecent’anni che facciamo questo mestiere”. E’ così che, pezzetto per pezzetto, incomincio a ricostruire nelle grandi linee la storia umana dei “Divizia”, che improntarono perdutamente nel tempo la nostra valle….

“La storia narra che nel 1462 messere Francesco Divizia, facoltoso signore di Perugia, abbandonò la sua città con la famiglia per le lotte tra Guelfi e i Ghibellini e pervenne a Stellanello, dove si stabilì nel borgo dei ‘Rossi’… Vi costruì tre case per tre nuclei diversi, tre diverse famiglie… Io vengo da Stellanello”, chiarisce il proprietario del negozio.

L’”Arma”, cioè lo stemma del Casato, recava un leone rampante reggente una cornucopia colma di frutti. Il nome “Divizia” compare negli statuti di Stellanello dopo il secolo 1500.

“in ogni famiglia Divizia è sempre stato tramandato il nome Francesco…”, sottolinea marcatamente il mio interlocutore.

“La nostra Ditta nacque propriamente nel 1774”, specifica il signor Divizia, “allora eravamo soltanto frantoi ani, avevamo ‘au Canéu’ (a Canneto, borgata di Stellanello) un ‘gumbu’ (frantoio) azionato a  soma e il commercio non si effettuava a denaro, ma per baratto: olio in cambio di farina, zucchero, tutto quello che occorreva. Poi nel 1947/48 impiantammo ai ‘Rusci’ (I Rossi, capoluogo di Stellanello) un frantoio ad acqua azionato dal Merula e iniziammo il commercio vero e proprio dell’olio. Ci trasferimmo qui ad Andora come punto di vendita nel 1968, ma il nostro laboratorio è sempre a Stellanello”.

“Quali i nostri prodotti, con quali metodi li otteniamo?”, risponde a domanda, “öiu d’urìva, urìve àa mùia, pasta de urìve, pistu, pumàte secàe àu su in sce virse, funsi e tàpani e archiciócche e secunìn e merisòne e anciùe in te l’öiu, anciùe in ta so… E i gusti: cornabüggia, rùsmarìn, sòrvia, pèrsega, pevaiunttu…” (1)

I metodi?...

“Tutto al naturale: su, öiu, so: ecco che m’è venuta anche la rima!” (2)

Lo spirito del lavoro?

“La nostra è tradizione antica: lavoriamo con passione e devozione”.

Osserva con malinconia:

“Fino a cinquanta, quaranta anni or sono, lasciavamo il frantoio pieno zeppo d’olio con le porte aperte giorno e notte, e nessuno che rubasse…”

Sono ritornata più volte in quel negozio e Giovanni Divizia e la gentile signora Claudia Garassino sua moglie, con infinita pazienza, con sorridente cordialità mi hanno illustrato ad una ad una le preziose, specifiche testimonianze dell’attività del tempo passato. Fra queste:

  • “u tórciu” (il torchio del frantoio originario del 1774, con la data incisa nel legno);
  • “i purtìn” (i fiscoli, per filtrare l’olio durante la spremitura);
  • “a lécca” (il mestolo piatto, elaborato, per raccogliere l’olio residuo al termine della spremitura) (3)
  • “a cassa du gumbu” (il mestolo da frantoio da prelevare l’olio dalla “séggia” e per misurarlo nella vendita al minuto: vedi la nota precedente):
  • “a giòra” (la giara in terracotta, nella quale si conservava l’olio);
  • “a büsciura” (il tipico mestolino con un lungo manico a uncino da agganciare al bordo della giara, per prelevarne l’olio secondo il fabbisogno domestico);
  • “a quòrta” ( il doppio decalitro, per misurare le olive, all’atto della compra);
  • “a séggia” ( la grande secchia di rame da frantoio);
  • “u téstu” (il tegame per la farina di ceci);
  • “a virsa” ( il graticcio di canne per l’essiccazione dei fichi e degli altri prodotti)….

E poi contenitori che erano misure per la vendita dell’olio al minuto, bilance, giarette di ogni misura, tante “pignatte” (pentole) di terracotta belle panciute e con i segni dell’usura (chissà se provenienti anch’esse dalla fornace dei “Divìsci”?..), tante “arbanèlle (albanelle) anch’esse in terracotta, da “anciùe” (per acciughe sott’olio o sotto sale)… E, significativo, il grande timbro antico della Ditta, con le iniziali sovraimpresse “F.D.”.

 

(1)      “Olio di oliva, olive in salamoia, patè di olive, pesto, pomodori disseccati al sole sui graticci, funghi e capperi e carciofi e zucchine e melanzane e acciughe sott’olio, acciughe sotto sale… E gli aromi: origano, rosmarino, salvia, maggiorana, peperoncino…”

(2)     “Sole, olio, sale”.

(3)     Procedimento antico per la produzione dell’olio: le olive si versavano nella “pila”, cioè nella concavità della macina, e con la frangitura si riducevano in poltiglia (“pasta”); la “pasta” si introduceva nei iscoli )”sputìn”) che si sistemavano sotto il torchio (“u tórciu”); dalla torchiatura o spremitura dei fiscoli veniva fuori un mosto (“l’eria”, cioè la morchia), che colava nell’apposita “segétta” di rame, e da lì veniva versato in una “séggia” più grande, dove si decantava spontaneamente: saliva l’olio, più leggero, e scendeva l’acqua; a questo punto l’olio si raccoglieva con la “cassa du gumbu”, grande mestolo di rame che serviva anche come misura nella vendita al minuto, in quanto conteneva tre chilogrammi esatti di olio; quando in superficie non rimaneva più tanto olio da poterlo raccogliere con la “cassa”, entrava in funzione la “lécca”: finché ce n’era un centimetro, lo si attingeva, poi lo si raccoglieva con il fondo esterno della “lécca” (cioè si lambiva, si “leccava”, donde il termine “lécca” e poi si sgocciolava sul fondo della “cassa”.

 

 
Prodotti tipici | Produzione e vendita olio extravergine | Vendita Prodotti liguri | Ricette con i nostri prodotti | Olio, olive, pesto, sughi | L'Olio e le Olive | Il Pesto Ligure | I sughi della tradizione | Pasta classica e formati speciali | I vini liguri